Molto spesso capita che i bambini infrangano le regole che vengono imposte ma sono davvero gli unici a farlo?

Anche noi adulti infrangiamo continuamente le regole, basti pensare al semplice limite di velocità che viene puntualmente infranto con la media di almeno una volta al giorno se non di più.

Perché lo facciamo e perché lo fanno loro?

Una regola è una norma che prescrive il modo in cui si deve comportare in determinate circostanze (per esempio il guidare a 50 km/h in centro abitato). Può essere stabilita per convenzione o suggerita dall’esperienza. Le regole sono un metodo pratico per risolvere un problema, nel caso del limite di velocità, per assicurare la sicurezza di coloro che ci vivono.

Ci sono regole universali che tutti siamo tenuti a rispettare e regole che prima o poi vengono infrante.

Se facciamo un salto in alto prima o poi torneremo a toccare il pavimento, se nasciamo prima o poi dovremo abbandonare il corpo, queste sono alcune regole che tutti siamo tenuti a rispettare.

Il limite di 50 km/h davanti a casa o il non mettere le dita nel naso non sono regole universali che siamo tenuti a rispettare. Se poi ci riflettiamo, la storia è piena di gente che ha provato a infrangere, anche solo in parte, le leggi universali.

Basti solo pensare alla ricerca della pietra filosofale, per poter vivere per sempre, o all’invenzione di aerei e macchinari che permettano di sconfiggere anche per un po’ la forza di gravità.

Non siamo fatti per rispettare le regole, non lo facciamo noi per primi e di certo non possiamo aspettarci che lo facciano i bambini.

Questo non è un invito all’anarchia ma alla riflessione.

Anche nei giochi dei bambini ci sono regole ma sono regole diverse da quelle a cui siamo sottoposti noi, sono regole più naturali e umane da cui dovremmo prendere esempio.

Nel gioco libero i bambini imparano le regole. Per quanto assurdo possa sembrare, se i bambini vengono lasciati da soli “in anarchia” per un periodo di almeno due ore, sviluppano un gioco molto particolare che è il meccanismo di apprendimento più potente che abbiamo “installato” nella nostra natura umana.

In questo gioco il cervello si attiva moltissimo e permette di creare le connessioni celebrali tra tutte le aree del cervello. In poche parole ci rende molto più intelligenti.

Durante questa esplosione mentale nel confronto con gli altri si decidono anche le regole. Le regole dei bambini però non sono regole universali bensì regole nei confronti di quello specifico bambino/gruppo di bambini che durano finché servono.

Questo processo è lo stesso che accadeva nelle tribù di tutto il mondo: le regole non erano calate dall’alto ma decise, mediate e condivise tra i membri della comunità nel rispetto di tutti.

Le regole e leggi umane “pseudo-universali” sono venute successivamente, quando qualcuno si è preso con la forza il diritto di decidere per tutti quanti e, nel rispetto della nostra natura umana, noi le infrangiamo.

I bambini sono un grandissimo esempio di come dovrebbe essere la società perché sono molto più connessi a loro stessi di quanto lo siamo noi. Quello che noi facciamo con i bambini è riproporre l’ingiustizia sociale che viviamo noi (in cui qualcuno decide per la nostra vita senza il nostro permesso) e arrabbiarci se le nostre regole vengono infrante perché inconsciamente sentiamo che vorremmo fare lo stesso ma non osiamo mentre loro sì. Ripeto, questo non è un invito all’anarchia e ad un vivere senza regole ma è un invito a parlarsi a comunicare e decidere strategie di vita comune che dipendano dalle esigenze delle singole persone.

Questo a livello familiare ma anche sociale. Noi siamo liberi, fino al punto in cui la nostra libertà non va a toccare quella degli altri e anche in quel caso ci possiamo parlare nel rispetto di entrambi.

Non abbiamo bisogno di leggi e punizioni, abbiamo bisogno di comunicazione ed empatia.

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