1. Introduzione
  2. Il cambiamento
  3. Perché i genitori vanno in panico?
  4. Perché gli insegnanti (non) vanno in panico?
  5. Ognuno ha la sua strada
  6. Per capire bisogna provare

“Mio figlio non sta facendo niente.” Questa frase si sente spessissimo soprattutto dai genitori dei bambini della primaria (o medie) e più raramente da quelli più piccoli ma è comunque presente in ogni contesto educativo che segue lo sviluppo naturale. È una frase così usata dai genitori che hanno iniziato ad usare questo metodo da poco (e che lo abbandoneranno altrettanto velocemente) da poter diventare un meme. Perché? Vediamo.

Tutto inizia in un confronto tra genitori o con una ricerca sui migliori metodi educativi. Un bambino che cresce seguendo lo sviluppo naturale raggiungerà in breve tempo risultati straordinari che ad un osservatore esterno possono sembrare quasi miracolosi. I genitori che vedono o che sentono parlare di questo iniziano con il dire “incredibile, mio figlio non potrebbe mai fare questo o quello” e poi si incuriosiscono e nel momento in cui gli si dice che i risultati sono l’effetto del metodo usato si eccitano e nonostante i dubbi decidono di cambiare scuola/metodo di apprendimento al proprio figlio e passare all’apprendimento naturale. Ed è qui che inizia l’orrore.

Le prime settimane vanno bene, il bambino gioca e le rassicurazioni delle insegnanti fanno presa: prima o poi inizierà ad impegnarsi. Passano i mesi e sembra che invece giorno dopo giorno le cose vadano sempre peggio. Il bambino che nell’altra scuola studiava, era ordinato e cortese ora non lo è più, come una specie di mostro di Frankenstein è diventato pigro, svogliato, si dimentica tutto ciò che ha fatto prima, sembra regredito agli anni dell’asilo. Un disastro, soprattutto se confrontato con gli altri bambini presenti che sembrano muoversi in quell’ambiente ed imparare da soli con la grazia delle farfalle. Qui scatta il panico.

Si inizia ad attaccare il bambino perché non si impegna come gli altri, attaccare le maestre perché non lo seguono, attaccare il metodo perché non funziona. All’inizio è un dubbio interiore che pian piano esce fuori, si espande nella famiglia, inizia il confronto con altri genitori. Non si capisce dove sia il problema, perché il proprio figlio abbia raggiunto un livello così basso e nessuno sembra fare nulla per tirarlo fuori. Poi prima o poi arriva la stangata finale: un confronto con le insegnanti precedenti o qualcuno di cui si riconosce l’autorità nel metodo dell’insegnamento tradizionale. L’insegnante è scioccato a sentire cosa sta succedendo, quello che (non) fanno i bambini e questa reazione unita alla successiva solidarietà ed indignazione convincono il genitore che i suoi dubbi hanno avuto sempre una ragione d’essere: non è il proprio figlio il problema, sono le insegnanti pigre/ignoranti ad aver scelto un metodo che non funziona!!!

Potrei scrivere un libro intero su questi genitori e forse un giorno lo farò ma il punto è che questa reazione è comune, comunissima. Capire lo sviluppo naturale non è facile, non è assolutamente facile e il motivo è semplicemente che non abbiamo fatto esperienza.

Ci vogliono 10 anni per avere la maestria di qualcosa? Bene, la maggior parte dei genitori che spostano i figli da scuola conosce questo metodo da qualche settimana – se va bene da qualche mese – e non ha mai fatto esperienza diretta perché è cresciuta in un contesto di educazione tradizionale dove la maestra o il genitore diceva cosa fare e il bambino eseguiva. Mi pare abbastanza ovvio che messa davanti ad un metodo completamente diverso, la gente vada in tilt, è naturale.

Ai genitori dico: se supererete o meno questa fase dipende da voi, dalle esperienze che fate e da ciò che considerate importante. Agli insegnanti dico: non è una critica a voi o al metodo, analizzate se c’è qualcosa che vi è stato detto di reale o se si tratta di uno sfogo su qualcosa di inevitabile e agite di conseguenza.

Ad entrambi dico: va tutto bene, ognuno ha la sua strada, siate in pace con le vostre scelte e con quelle degli altri.

Chi conosce il metodo naturale non va in panico per un semplice motivo: sa che ci vuole tempo per ottenere risultati. Rispetto all’educazione tradizionale l’apprendimento naturale segue tutte le fasi dello sviluppo, compresa quella in cui il bambino si basa su sé stesso e non è in grado di fare nulla né a voglia di farlo. E’ una fase passeggera ma necessaria a mettere le basi per gli apprendimenti che verranno.

I genitori che seguono questo metodo fin dall’inizio non hanno queste preoccupazioni, i loro figli sono autonomi, curiosi e perspicaci e di conseguenza non si preoccupano né devono affrontare la fase di panico che invece prende gli altri. Il motivo è molto semplice: tendiamo ad essere più in ansia per i risultati dei bambini quando solo grandi rispetto a quando sono piccoli, l’infanzia è vista come un mondo di gioco per cui il fatto che il bambino non abbia voglia di fare altro non preoccupa più di tanto. L’altro motivo è che il bambino piccolo va costantemente in cerca di attività mentre il bambino più grande “non allenato” passa il tempo a giocare o a fare il peso morto sulla poltrona.

Questo per gli insegnanti non è un problema, sanno che è una fase e che passerà. Per i genitori che non se lo aspettano o che pur aspettandoselo a parole non hanno realmente compreso il significato, questo fa paura. La cosa peggiore è che non solo non fa nulla ma addirittura il bambino sembra regredire.

Ed è vero, in quel momento il bambino sta “vomitando” tutto quello che non ha imparato prima. Se per esempio prima metteva in ordine i quaderni perché qualcuno glielo diceva, ora che a nessuno importa non lo fa più: non lo aveva imparato davvero, eseguiva solo gli ordini. Se prima studiava perché era costretto, ora che l’obbligo è tolto non lo fa più.

Questa fase è importantissima per eliminare tutto ciò che è stato messo in più e per permettere al bambino di sperimentare le sue capacità, limiti e in generale per capire sé stesso e chi vuole essere. In questa fase il primo a sentirsi insicuro è il bambino, è il primo ad accorgersi che non sa più fare le cose, che non è capace, che non riesce ad applicarsi. Il ruolo delle insegnanti (e dei genitori) in questa fase non è metterlo nelle condizioni di fare le cose, è accoglierlo e fargli capire che a prescindere da ciò che sa o non sa fare ha un valore come persona e che lo si accetta per quello che è. Il lavoro delle insegnanti non è costringerlo a studiare o a riordinare i quaderni, che giochi e che lasci pure tutto in disordine: quando vorrà imparare ed essere ordinato lo farà da sé; no, il lavoro delle insegnanti ora è più sottile, devono ricostruire l’autostima e la fiducia in sé andate perdute negli anni prima. Se pensate che sia facile contattateci, abbiamo disperatamente bisogno di figure in grado di mettersi da parte e guardare realmente le persone per quello che sono.


I livelli della WhiteWolves Academy sono fatti per rendere visibile il sottile processo mentale che avviene nel bambino, nella speranza che i genitori possano capire cosa succede e che non si spaventino quando le cose vanno male. Se si ha mangiato male il nostro corpo reagisce vomitando, se si ha studiato male la nostra mente fa lo stesso.

Non c’è giudizio per coloro che non reggono, è veramente difficile accettare un metodo nuovo senza averne la minima esperienza e anzi, siete coraggiosissimi ad averci provato, in molti non l’avrebbero fatto.

Se siete arrivati allo stadio “sentiamo il parere di altri insegnanti” vi sarete accorti che la maggior parte dei docenti non sa nemmeno che esiste uno sviluppo naturale e di conseguenza l’idea che il bambino si sviluppi da sé appare assurda ai loro occhi. Da docente vi posso dire che il motivo è molto semplice: all’università questi temi vengono trattati ma vengono trattati attraverso il metodo tradizionale e di conseguenza vengono imparati ma non capiti e ben presto finiscono nel dimenticatoio o si conoscono ma non si riesce a collegare le informazioni in un quadro coerente. Non c’è giudizio nei confronti di questi insegnanti, la loro ignoranza non è colpa loro però in tutta sincerità li inviterei ad informarsi un po’ di più al di fuori dei corsi di aggiornamento promossi dal miur: c’è un mondo intero di informazioni e di scuole, non siete nemmeno un po’ curiosi??

Per concludere vi invito ad una riflessione: non è facile cambiare metodo e modo di pensare, avrete paura, vi arrabbierete, starete zitti o urlerete. Però perché prendersela con gli altri? Piuttosto chiedete aiuto, chiedete che vi venga spiegato cosa sta succedendo. Informatevi. Se non ce la fate, mollate. Se davvero ci credete, provate ad usare questo metodo su voi stessi mentre i bambini lo faranno su di loro: capirete.

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Una replica a “I genitori “mio figlio non sta facendo niente””

  1. […] Per approfondire puoi vedere l’articolo “i genitori “mio figlio non sta facendo niente“. […]

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