1. Introduzione
  2. I livelli della WhiteWolves Academy
  3. I danni dell’educazione veloce
  4. I danni dell’educazione allo specchio
  5. Lo sviluppo naturale

Nel momento della scelta del percorso, sia che si tratti del proprio sia che si tratti di quello del proprio figlio ci si trova davanti a due grandi alternative:

  • Seguire il proprio ritmo personale
  • Prendere lezioni per velocizzare l’apprendimento

Nel caso dei bambini possiamo vedere questo abisso tra gli unschooler e i bambini nella scuola tradizionale. Queste due categorie rappresentano due estremi ovviamente, poi ci sono varie altre possibilità tra le due, ma vanno molto bene come esempio. Gli unschooler radicali sono lasciati totalmente a sé stessi, liberi di seguire i propri istinti e curiosità, liberi di crescere senza interventi esterni. Gli studenti della scuola tradizionale radicale ricevono istruzioni su “cosa fare” e “come fare” per tutto il giorno tutti i giorni.

Tra questi due abissi la WhiteWolves Academy si trova in mezzo, scegliamo di seguire il ritmo personale di ognuno ma allo stesso tempo forniamo anche i mezzi e le tecniche per imparare le varie abilità. Questo nostro approccio in realtà ha una logica, non nasce da una scelta a tavolino ma segue quello che è il naturale cammino per lo sviluppo dell’eccellenza e della maestria.

Alla WhiteWolves Academy i livelli sono organizzati in modo da raggiungere la maestria nello studio e nella capacità di prendere il controllo di sé stessi e della propria vita.

Questi livelli includono sia l’approccio degli unschooler sia l’approccio tradizionale in modo che le potenzialità dell’uno rafforzino l’altro. Come gli scrittori sanno da secoli, la mente umana alterna due fasi, quella creativa e quella analitica; ignorare una a favore dell’altra crea danni e riduce l’effetto dell’apprendimento. Alla WhiteWolves Academy si inizia con la mente creativa poi si passa gradualmente a quella analitica per poi arrivare ad una sintesi di entrambe. Questo è il processo che mette in atto ogni bambino nella sua crescita: prova e riprova seguendo il suo istinto, poi copia o ascolta ciò che gli suggerisce il mondo intorno e infine unisce le abilità che ha acquisito da solo e quelle che gli ha trasmesso il mondo. È un processo naturale ma che purtroppo spesso viene ignorato.

Per raggiungere un livello di maestria che possa essere definito tale gli studi indicano che ci vogliono circa 10 anni di pratica costante.

Noi però viviamo nell’era della velocità in cui tutto deve essere ottenuto immediatamente, con il minimo sforzo e con una precisone assoluta. In poche parole vorremmo che l’apprendimento funzionasse come una catena di montaggio: infilo gli ingredienti in una macchina e la macchina mi sfornerà mille copie perfette e uguali nel minor tempo possibile. Questo è il motivo per cui così tanta gente supporta la scuola tradizionale nonostante sia palese che essa non funzioni più, dà la garanzia che una volta inserito il bambino al suo interno egli ne uscirà con una certa preparazione: è vero, viene sfornato cotto a puntino.

Saltando le prime fasi e dando al bambino (o adulto, non fa differenza) le tecniche e le strategie per fare le cose si velocizza il processo di apprendimento e gli insegnamenti saranno precisi. Basti pensare per esempio alle lettere dell’alfabeto che si imparano in prima elementare: a tutti i bambini vengono insegnate le stesse lettere e tutti le imparano a tracciare allo stesso modo (le differenze di grafia dipendono solamente dalla presenza o meno dei prerequisiti alla scrittura). È comodo, utile e dà garanzia dei risultati.

Saltare le prime fasi però ha ovviamente delle conseguenze non indifferenti. Nella realtà quotidiana le lettere non sono tracciate secondo l’alfabeto insegnato a scuola, esistono milioni di altri modi per tracciarle ma limitandosi ad uno, si chiude la testa della gente e la possibilità di conoscere altre alternative “perché si fa così” e “o sono giuste o sono sbagliate”. Questo nella pratica cosa significa? Fare le cose come ci vengono dette di fare fin dall’inizio uccide la creatività (non c’è possibilità di esprimersi, è così e basta), l’innovazione (tutti i bambini faranno sempre la stessa cosa, nessuno creerà qualcosa di diverso), l’autostima (ogni bambino valuterà il proprio lavoro sulla base di un modello esterno e non sulla base delle proprie abilità e obiettivi), la fiducia in sé stessi (se mi danno un modello significa che non posso arrivarci da solo) e molto altro.

Se si trattasse di un evento unico, un insegnamento precoce non farebbe troppi danni, sì creerebbe lacune in quello specifico apprendimento ma non sarebbe così grave. Usato ogni giorno per tutto il giorno (come spesso succede a scuola e a casa) questo metodo finisce per uccidere la mente delle persone come un veleno somministrato a piccole dosi. Non è un caso che nei paesi asiatici, dove questo modello è riconosciuto come il migliore, ci sia il numero più alto di suicidi di bambini e ragazzi. Questo modello porta ad una perfezione apparente e rapida (ed è il motivo per cui viene tanto usato) però ha un costo e quel costo è l’integrità della persona su cui viene applicato. Ne vale davvero la pena? La risposta sta ad ognuno di voi.

Non mi dilungo tanto sui danni di un’educazione unschooler radicale per il semplice fatto che è molto meno usata rispetto a quella tradizionale. L’unschooling in Italia è poco conosciuta e anche quando è presente non si tratta della sua forma più “pesante” per cui è fuori contesto parlarne. In poche parole l’educazione unschooling radicale è “il bambino impara ciò che vuole quando vuole”. Nei primi anni questo è l’approccio ideale, il problema inizia a farsi sentire quando arrivano i 6-7 anni.

In questa fascia di età il bambino smette di interessarsi alle cose e inizia a cercare stimoli nel mondo. Nella pratica significa che se il mondo non gli offre stimoli, il bambino apprende molto poco perché non sente questo desiderio di mettersi alla prova. Il secondo problema è che oltre alla quantità degli apprendimenti, ciò che impara il bambino è molto settoriale: se mi interessano i dinosauri allora studierò solo quelli. In questa fase i genitori in unschooling iniziano a fare i salti mortali per infilare dinosauri in tutti gli apprendimenti e a sfruttare gli interessi del bambino per cercare di allargare i suoi orizzonti (per esempio se hanno trovato un fossile di t-rex in America, i miei genitori mi spingeranno ad informarmi di più su quel luogo). A differenza dell’apprendimento tradizionale, i bambini imparano davvero le abilità e le conoscenze che gli si presentano davanti ma ciò che imparano sarà poco rispetto a quello che potrebbero imparare. Un altro problema è che vengono costantemente messi a confronto con sé stessi, i loro interessi sono sempre i propri e le sfide sono sempre quelle che si danno loro; è come vivere davanti ad uno specchio. Guardare dentro di sé è utilissimo ma per crescere abbiamo bisogno anche del resto del mondo.

Lo sviluppo naturale è lento, richiede impegno, fatica, autodisciplina, ricerca, sperimentazione. Non si può imitare o fingere di aver imparato come avviene nell’educazione tradizionale, qui non ci sono scorciatoie. Lo sviluppo naturale si basa sulle capacità effettive della persona per cui se un’abilità non è stata sviluppata o è stata sviluppata ad un livello basso, quello che si vedrà dall’esterno è esattamente ciò che è: quella persona non sa fare quella cosa. Ogni abilità richiede tempo ed impegno per essere appresa, non c’è finzione. Si tratta di lasciare la possibilità ad ogni essere umano di svilupparsi da sé basandosi su sé stesso e non sulle aspettative degli altri.

Da questo punto di vista lo sviluppo naturale è molto simile all’unschooling, la differenza però è che nello sviluppo naturale dopo aver sviluppato te stesso inizi a confrontarti con il mondo e con le esperienze degli altri. Attraverso il confronto con tecniche, pensieri ed abilità differenti inizi ad affinare le tue abilità e creare le tue tecniche sulla base delle tue scelte e di quello che ti porta il mondo. Lo sviluppo naturale non è unschooling, è un delicato equilibrio tra sé stessi e il mondo circostante.

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