1. Introduzione
  2. Lavorare, educare, apprendere
  3. L’apprendimento modifica il cervello
  4. Il diritto dei bambini all’autodeterminazione
    1. Gli adulti scelgono, i bambini no
    2. Ognuno ha la propria vita e i propri obiettivi
  5. La scuola non serve
  6. La scuola muore, l’insegnamento no
  7. Esercizio

Quando i bambini non vogliono andare a scuola o studiare si dice “il mio compito è andare al lavoro, il tuo è studiare”. Ho sentito perfino mamme del nido e dell’asilo ripetere questa cosa ai loro figli. A pensarci è logico, tutti ci dobbiamo sforzare per fare qualcosa… o no?

Il lavoro e l’apprendimento sono due cose completamente diverse. Il lavoro è un’azione concreta che facciamo per creare qualcosa/modificare il mondo che ci circonda. Possiamo anche andare al lavoro con il magone o farlo solo per soldi ma nella pratica noi stiamo facendo qualcosa per il resto del mondo. L’ufficio non andrebbe avanti senza impiegati, la posta non si consegnerebbe da sola, le scuole sarebbero chiuse senza insegnanti. Le nostre azioni fanno la differenza per il resto del mondo. 

Imparare cose nuove invece non modifica il mondo esterno, modifica noi stessi. Non può diventare un lavoro perché anche gli studiosi hanno un obiettivo al termine del loro viaggio: pubblicare una ricerca, contribuire al sapere mondiale… non lo fanno per sé stessi. Imparare è un’azione che avviene nella nostra testa e che ci modifica come persone. 

L’educazione significa “educere”, ossia “tirare fuori”, cioè lavorare con qualcosa che c’è già dentro di noi e di cui prendiamo consapevolezza ed impariamo ad usare coscientemente. L’apprendimento significa “ad prehendere” cioè “prendere”, ossia afferrare qualcosa dal mondo esterno e portarlo dentro di sé. In entrambi i casi è un processo che cambia qualcosa in noi e non nel mondo esterno. Imparare non è un lavoro, se i bambini non vogliono studiare o stanno chiedendo sostegno perché sono nella palude dello Scoraggiamento o in quel momento hanno altri bisogni da soddisfare e che il loro corpo sta segnalando come prioritari. 

Il nostro cervello è un intreccio di strade che portano da una cellula all’altra. Quanto più percorriamo una strada, tanto più diventa familiare e facile da imboccare. Riflettendo, ragionando e svolgendo azioni rafforziamo alcune strade più di altre. Imparando creiamo nuovi tragitti e nuove destinazioni. 

L’atto di imparare modifica il nostro cervello, modifica le sue capacità, modifica la nostra identità e il nostro modo di vedere il mondo. Non è un semplice prendere delle informazioni e buttarle dentro, per imparare cambiamo noi stessi e la nostra identità. Con i mezzi adatti è possibile vedere queste modifiche fisiche e di pensiero mentre accadono, è un cambiamento reale. 

Cosa succede quando i bambini vanno a scuola? In una classe di 20 bambini, a 20 bambini verrà modificato il cervello per farlo ragionare in un certo modo. In altre parole, si insegna al cervello a passare per determinate strade decise da altri e si creano nuove strade a seconda delle intenzioni dell’insegnante. 

In una classe di 20 bambini, 20 bambini percorreranno le stesse strade mentali. In una scuola di 500 bambini, 500 bambini percorreranno le stesse strade mentali. In una nazione, quasi tutti i bambini percorreranno le stesse strade mentali. Ovviamente nella realtà ci sono delle variabili ma l’intento che sta dietro al programma ministeriale è questo: addestrare i cervelli di milioni di persone a percorrere le stesse strade. 

Quanti di noi permetterebbero ad altri di decidere il colore dei nostri occhi? E il funzionamento del nostro fegato? O quando dobbiamo andare in bagno? Molto pochi credo. E se vi chiedessi, quanti di voi permetterebbero ad altri di modificargli volutamente il cervello? Ancora meno. Eppure accade continuamente con una grande differenza: gli adulti scelgono cosa imparare, i bambini no. 

Una delle cose più “fighe” di essere adulti è la possibilità di scegliere per sé stessi. Una cosa bellissima peccato non poterla condividere, non vi pare? I bambini non possono scegliere per sé stessi perché sono piccoli, perché non capiscono, perché non sanno cos’è bene per loro. 

Il nostro cervello funziona alla grande, è programmato per farci adattare al meglio all’ambiente in cui viviamo per cui se abbiamo bisogno di una determinata conoscenza o esperienza, ci spinge ad impararla. Se non ci serve non ne sentiamo il bisogno. I bambini non hanno bisogno della maggior parte delle cose insegnate loro, così come noi stessi non abbiamo avuto bisogno della maggior parte delle cose che ci sono state inculcate a scuola. 

Con questo non voglio dire che insegnare sia inutile, tutti siamo grati per quelle cose che ci sono state veramente d’aiuto nella nostra vita ma ci siamo mai chiesti se le avremmo imparate comunque se qualcuno non ce le avesse inculcate? Se invece di obbligarci a studiare le tabelline ci avessero fatto fare i calcoli della spesa e suggerito – non obbligato – le tabelline come scorciatoia per evitare di fare tutto dell’esercizio con le addizioni, non saremmo stati molto più incuriositi ed invogliati ad impararle?

I bambini così come gli adulti durante la loro vita hanno curiosità che vorrebbero soddisfare e bisogni che richiedono di essere soddisfatti. Se i bambini si trovassero davanti ad un litigio con i genitori e volessero imparare come risolvere al meglio i conflitti non potrebbero farlo perché l’argomento della lezione di oggi sono gli etruschi. Se i bambini volessero sapere qualcosa sui dinosauri non potrebbero farlo, oggi si studiano le frazioni. 

Non sarebbe bellissimo se i bambini potessero stabilire che tipo di persone vogliono essere e che obiettivi hanno? Perché questo diritto è solo degli adulti? Non c’è nessun motivo perché sia così. Ogni persona è in grado di decidere per sé nei limiti della propria abilità, l’età non conta, contano le proprie capacità. Ci sono bambini di 5 anni in grado di prendere il controllo della propria vita e adulti di 60 che ancora non hanno capito cosa stanno a fare nel mondo. 

Permettiamo ai bambini di scegliere come modificare sé stessi a seconda di chi vogliono diventare. Questo non significa permettergli di scegliere tutto (non lo facciamo nemmeno noi adulti, impariamo anche cose che non ci eravamo prefissati) ma riconosciamo loro il diritto a scegliere per sé, osserviamo cosa loro hanno bisogno e introduciamo quello che pensiamo gli possa essere utile. 

Sembra una differenza sottile ma non lo è. Nessun docente per adulti si sognerebbe di imporre la propria volontà su un suo allievo perché ci si aspetta che l’altra persona sappia cosa sta facendo. Con i bambini lo facciamo continuamente. E allora riproviamo. Nessun essere umano si sognerebbe di imporre la propria volontà su un altro essere umano perché ci si aspetta che, al pari di sé stessi, l’altro sappia cosa sta facendo. I bambini sono esseri umani, ricordiamocelo. 

La scuola non serve. Non è una novità né un eufemismo. La scuola è un invenzione recente, per millenni la gente ha imparato e istruito i propri figli senza l’aiuto della scuola (sì, parlo anche delle classi elevate e non solo degli analfabeti). Molti continuano a farlo anche adesso. 

La scuola è un’invenzione degli stati per “formare i cittadini”, ossia far percorrere a milioni di persone le stesse strade mentali. E’ uno strumento di controllo sociale nato precisamente a questo scopo. Agli analfabeti è stato pubblicizzato come un modo per elevare il loro status sociale ma la sua nascita aveva motivi ben diversi e la prova è sotto gli occhi di tutti: sono cambiati i lavori, la gente studia di più ma le persone al potere sono sempre le stesse e noi continuiamo a lavorare senza fine per arrivare alla fine del mese. Non è cambiato nulla. 

Noi associamo l’apprendimento alla scuola ma la scuola non è un luogo di apprendimento. Sì, all’interno si imparano alcune cose e se ne dimenticano altre, ma è lo stesso in ogni luogo in cui andiamo. Succede lo stesso in un bosco, in mezzo ad una città. Noi impariamo ovunque perché per farlo ci basiamo sulle nostre esperienze e sul mondo che ci circonda. 

Paradossalmente la scuola è il luogo dove impariamo di meno perché l’apprendimento di cose che non rientrano nelle nostre necessità e la creazione di “strade” celebrali pre-impostate limitano il nostro pensiero e la capacità di apprendere. Di conseguenza la scuola non è solo non necessaria ma pure dannosa. 

In molti parlano di salvare la scuola ma ormai c’è ben poco da salvare e chi lavora ad alti livelli lo sa già, così come chi si occupa di educazione alternativa. Non si può salvare la scuola perché si è spinta troppo oltre, è un modello che non funziona e che ha fatto dei suoi punti deboli una pubblicità così marcata che è impossibile pensare al termine “scuola” senza associarla a quel set di valori.

Provate a pensare di voler imparare una nuova abilità, per esempio il kung fu. Come vi fa sentire pensare ad un Corso di Kung Fu? Che aspettative vi fate? Come si svolgeranno le lezioni? Ora pensate ad un Accademia di Kung Fu. Cosa accade al suo interno? E ora pensate ad una Scuola di Kung Fu. Anche se si tratta di una disciplina pratica, la maggior parte delle persone avrà pensato a lezioni teoriche prendendo appunti seduti sui banchi con un po’ di pratica. La scelta delle parole ha un impatto su di noi.

La scuola si estinguerà così come hanno fatto altri modelli educativi prima di lei, il nome è troppo legato ad un’immagine da poter essere cambiata ora. Quello che non si estinguerà e non si è mai estinto dagli albori dell’umanità è l’esigenza di imparare a conoscere ciò che c’è fuori e dentro di noi. Non abbiamo bisogno della scuola né abbiamo bisogno di salvarla. Noi abbiamo bisogno di esperienze, insegnamenti e maestri, è su questo che dobbiamo puntare le nostre forze. Senza scuola non saranno più i bambini ad imparare ciò che altri hanno scelto per loro, senza scuola ad imparare saranno gli esseri umani. 

Pensa ad un mondo senza scuola e programmi scolastici e rispondi alle domande.

  • Se avessi delle conoscenze da trasmettere agli altri, come lo faresti?
  • Che conoscenze vorresti trasmettere agli altri, quali sono le cose che ritieni importante passare alla prossima generazione e a chiunque ne avesse bisogno?
  • Lo stai facendo? 
  • Accademia di Coscienza Dimensionale
  • Erika Chisaki

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