
Cosa fate quando siete fuori?
Dipende. La cosa che ci preme di più è uscire, quello che facciamo dopo può essere premeditato o meno ma in ogni caso varia a seconda di quello che troviamo fuori e dell’umore dei bambini.
A volte usciamo, raggiungiamo un albero interessante, stendiamo il telo e ci mettiamo a giocare con quello che c’è intorno, esploriamo l’area circostante, ci facciamo solleticare i piedi con l’erba. I più grandi possono portarsi le cose per studiare e apprendere sul telo o a testa in giù sugli alberi. Queste sono le uscite relax.
Altre volte usciamo per camminare, esploriamo posti nuovi, salutiamo gli animali che incrociamo, ci segniamo posti e luoghi dove sarebbe carino tornare in seguito per restare. Queste sono le uscite per esplorare.
Altre ancora usciamo con un obiettivo ben preciso in mente: raccogliere cachi per fare merenda, collezionare foglie, festeggiare un compleanno o una delle nostre feste all’aria aperta e in libertà. Queste sono le uscite-attività in cui o raccogliamo i materiali necessari o facciamo attività direttamente all’esterno.
Per riassumere, cosa facciamo mentre siamo fuori? Ci godiamo la vita e facciamo quello che ci va di fare o che l’ambiente circostante ci ispira. Uscire non deve essere una forzatura ma un piacere, un luogo meraviglioso in grado di accogliere la voglia di fare più sfrenata e allo stesso tempo il desiderio di quiete e pace più profondo e nascosto.
Come fate a far mangiare i piccoli da soli?
Gli diamo la possibilità di farlo. La maggior parte delle volte in cui un bambino piccolo “non sa fare qualcosa” è perché non gli è stato insegnato o non ha ancora imparato a farlo e ha bisogno di più allenamento.
Se pensiamo al bambino piccolo “tipico”, mangia legato al seggiolone, usa il biberon, viene imboccato dai genitori, usa il bavaglino e tutte le sue cose sono di plastica. Come fa un bambino in queste condizioni ad imparare?
Noi semplicemente mettiamo i bambini in condizione di farlo, evitando di trattarli da “bambini piccoli” e dando loro le stesse possibilità che diamo a noi stessi. Faranno disastri all’inizio? Ovviamente, è normale. Si devono allenare, tenere una forchetta o un cucchiaio in mano è un complesso gioco di equilibrio ma è solo una questione di allenamento. I bambini VOGLIONO fare le cose da soli.
In pratica:
- Mangiamo seduti a terra, così siamo tutti alla stessa altezza e liberi di muoverci. Non ci sono grandi o piccoli, siamo tutti insieme. Se cade il bicchiere o cucchiaio nessuno deve raccoglierlo, il bambino può farlo da solo.
- Usiamo tazze, borracce e bicchieri normali. Si, a volte si rompono. Ma i bambini imparano la cura, l’attenzione e l’equilibrio. Gli oggetti di plastica infrangibili danno sicurezza ai genitori ma non insegnano altro che le cose possono essere lanciate, maltrattate e che non hanno nessun valore.
- Non usiamo il bavaglino (altrimenti come fa il bambino ad imparare che se sbaglia mira si sporca e poi si deve cambiare?) né li imbocchiamo. Sì, a volte i bambini si disegnano sulla maglia e i pantaloni apposta e altre volte il cibo gli cade addosso. Va bene così. Se avete mai imparato ad usare le bacchette giapponesi dopo una vita con coltello e forchetta, sapete già che saper usare le posate non è un gesto scontato ma un complesso lavoro di muscoli e autocontrollo che va allenato giorno dopo giorno. Se non sanno fare il gesto li aiutiamo guidandogli la mano fino al momento in cui lo imparano, se lo sanno ma non vogliono farlo li lasciamo sperimentare. Unica eccezione: se sono troppo stanchi o per qualche motivo non sono in grado di prendersi cura di sé stessi allora lì interveniamo noi. L’autonomia non è mancanza di cura.
Come facciamo a far mangiare da soli i bambini piccoli? Esattamente come faremmo se fossimo noi a trasferirci in un paese che non usa le nostre posate o che non ha le nostre stesse tradizioni culinarie. Insegnando, provando, sbagliando e riprovando. Perché non sono “bambini piccoli” sono esseri umani e come tutti noi crescono ed imparano attraverso l’imitazione e la sperimentazione.pere di andare bene e di essere amati anche così, è la cosa più importante.




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