1/6 – Cosa mi riesce e cosa no
L’autostima è il confronto che facciamo tra quello che siamo (realtà), quello che vorremmo essere (la visione ideale di noi stessi) e quello che pensiamo sia giusto fare (regole). La prima cosa da fare per riprendere il controllo è ridurre la distanza tra chi siamo e chi vogliamo essere.
Vi invito quindi a fare qualche esercizio. Cercate di non saltarli o rimandarli a “quando avrò tempo” (cioè mai)!
La teoria non vale niente senza la pratica.
Dividi un foglio in tre colonne.
Poi scrivi:
- Le cose in cui eri bravo e ti piacevano, da quando eri bambino ad un anno fa
- Le cose in cui eri bravo ma non ti piacevano
- Le cose in cui facevi più difficoltà
2/6 – Punti di vista
Chiedi i tuoi punti forti e i tuoi punti deboli a:
- 2 amici
- 2 familiari
- 2 colleghi (del presente o del passato)
Scrivi le risposte, ti serviranno per dopo.
3/6 – Contesti diversi, abilità diverse
Pensa a 4 lavori che hai fatto, compreso quello attuale e scrivi:
- In cosa eri/sei bravo
- Che cosa ti chiedono gli altri (perché se te lo chiedono significa che lo sai fare!)
- In che cosa trovi difficoltà
4/6 – Tirare le somme
Ora dividi un foglio a metà e scrivi da un lato tutte le cose che sai fare (i punti di forza) e dall’altro i punti deboli.
Questo ti darà un’immagine molto più realistica di te stesso rispetto a quella che avevi prima.
5/6 – E adesso?
Ti sarai accorto che hai molti più punti di forza su cui contare di quanto pensavi prima. I punti di forza non esistono per restare lì e basta, sono lì per essere rafforzati. Per diventare migliori cominciamo a diventare bravissimi nei nostri punti di forza. Questo è il primo passo e, sfortunatamente, è anche il più ignorato.
La seconda cosa da fare è decidere se e quali punti deboli sono importanti per noi. Non dobbiamo essere perfetti, dobbiamo essere migliori. Il che significa che possiamo scegliere su cosa andare a lavorare e colmare le lacune.
Lavorare solo sui punti deboli ci abbassa l’autoefficacia e l’autostima perché i risultati che otteniamo e la motivazione sono molto bassi per cui è importante lavorare contemporaneamente sia nel rafforzare le cose che ci vengono bene sia coprire i buchi laddove non abbiamo abbastanza esperienza.
Buon lavoro!
6/6 – Per educare un bambino ci vuole un villaggio
Prima di concludere faccio una piccola precisazione a favore di tutti voi genitori.
Cari genitori, vi lamentate che non siete abbastanza, che non riuscite a stare dietro a tutto, che anche se vi impegnate al massimo educare un bambino in modo corretto è un compito superiore alle vostre forze.
Non è una percezione, è vero.
Gli esseri umani sono fatti per vivere in gruppi in cui ci si aiuta a vicenda, in cui ci si scambia aiuti, supporti e responsabilità.
Nel mondo occidentale del 21esimo secolo state crescendo i figli da soli, isolati nelle vostre case e questo crea problemi psico-emotivi ai figli e, anche se di questo se ne parla poco, a voi genitori.
Questo non significa che non dovete fare la vostra parte ma che un po’ di tutta quella responsabilità che vi schiaccia potete anche scaricarla sulla società.
Abbiate un po’ di pietà nei confronti di voi stessi ed evitate di massacrarvi di giudizi. Non siete incapaci, siete oberati.




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