
Cosa fate se i bambini litigano?
Di base, non facciamo nulla. Perché non è il nostro litigio ma il loro. Questo non significa che non ci siamo ma che osserviamo e interveniamo solo e soltanto se abbiamo il permesso dei litiganti o se vediamo che la cosa sta andando fuori controllo.
Il litigio non è sbagliato, è un’occasione di crescita, lo scontro con una visione diversa della vita. E’ molto più difficile non intervenire piuttosto che tirarsi indietro ed osservare. Da adulto verrebbe da dire “non è niente, risolvete così…” ma facendolo toglieremmo a loro la possibilità di risolvere il conflitto da sé.
Il problema non è che i bambini litigano. Il problema è quando il conflitto non viene risolto. La maggior parte degli adulti non sanno litigare, lo riducono ad un semplice conflitto di forza che diventa ancora più evidente quando gli adulti litigano con i bambini “tu sei un bambino! Io sono più grande e decido!” Di conseguenza i bambini, che imparano dai genitori, ripropongono le stesse modalità tra loro. Ed è qui che sta il problema.
Gli adulti raramente sanno ricucire la relazione dopo un litigio, raramente capiscono il punto di vista dell’altro, raramente sanno litigare senza perdere sé stessi. Ed è qui che interveniamo noi.
Cosa dite ai bambini per farli smettere di litigare?
Diciamo: avete bisogno di aiuto? La primissima cosa che facciamo è osservare. Se i bambini gestiscono da soli il conflitto, senza che si trasformi in bullismo, benissimo. Altrimenti facciamo il primo passo, ed il primo passo è chiedere. Non è il nostro conflitto, il minimo che possiamo fare è chiedere se possiamo entrare nella relazione. Anche i più piccoli sanno farsi capire molto bene e chiedere aiuto se necessario.
Se la risposta è no, allora non interveniamo. Restiamo ad osservare fino a che non finisce o, se riteniamo necessario, chiediamo nuovamente dopo un po’ fino a quando uno dei due contendenti accetta l’aiuto. Se però la risposta è NO, rispettiamo il no. Al massimo, se il conflitto diventa violento o troppo pesante per uno dei due, interveniamo con “mi dispiace, non posso permettervi di fare così, dovete trovare un’altra modalità per risolvere il problema.”
Se la risposta è si, allora passiamo alla fase successiva e li guidiamo nella comunicazione non violenta (CNV di Rosemberg). Li prendiamo in braccio entrambi – o gli stiamo vicino se non vogliono – e iniziamo a fare domande prima all’uno e poi all’altro.
- Che cosa è successo?
- Come ti sei sentito?
- Di cosa avevi bisogno?
Dopodiché riassumiamo le risposte e li aiutiamo a trovare una soluzione.
- Come potreste fare?
Se entrambi sono soddisfatti della soluzione, allora il conflitto finisce lì, altrimenti si continua fino a quando non è stato trovato un compromesso accettabile da entrambi. Non diamo noi la soluzione, siamo solo mediatori.
Nel caso dei bambini più piccoli, o di chi fa difficoltà a raccontare, li aiutiamo noi facendo domande mirate, per esempio “sei arrabbiato?” “volevi quel gioco?” in modo che possano rispondere e dirigere loro il dialogo. Osservandoli possiamo aiutare, risolvendo il conflitto per loro gli impediamo di imparare.
Come riuscite a farli rilassare se sono agitati?
Cerchiamo di capire di che cosa hanno bisogno. Ci sono due modi in cui i bambini sono agitati: o è agitato l’intero gruppo o è agitato il singolo bambino.
Chiunque abbia a che fare con i bambini sa che ci sono giornate in cui TUTTI i bambini arrivano agitati. In quel caso la giornata si svolge con moooolta calma. Niente programmi, niente orari, niente attività. Solo rispetto del momento e valutazione di ciò che è necessario fare. I bambini hanno bisogno di calma? Facciamo cose calme. I bambini hanno bisogno di sfogarsi per buttare fuori l’agitazione? Ok, andiamo al parco o camminiamo per chilometri.
Nel caso del singolo bambino la cosa è un po’ diversa. Tutti abbiamo i nostri giorni o momenti no. Se il bambino è agitato lo accogliamo e gestiamo l’agitazione nel modo che riteniamo migliore, come nel primo caso con la calma o con lo sfogo fisico. Ma soprattutto lo osserviamo e cerchiamo di capire – con lui se è in grado di farlo – il motivo dell’agitazione.
- Ti manca la mamma? Hai fame? Hai sonno? Hai bisogno di aria?
Poi ne parliamo insieme (anche con chi non è in grado di parlare) e se possibile aiutiamo a risolvere il bisogno. “Hai sete? L’acqua è sul tavolo.” “Ti manca la mamma? Non l’hai vista stamattina? Capisco, è bruttissimo quando deve andare a lavorare. Però la mamma torna, la vedrai sicuramente più tardi!!!”
Nella maggior parte dei casi risolto il bisogno o anche solo riconosciuto il problema, i bambini si calmano. L’agitazione è solamente un campanello d’allarme, una volta recepito il messaggio, il campanello smette di suonare.
Se non succede è perché il vero bisogno non è stato riconosciuto. Non sempre i bambini sanno comunicare ciò che sentono, non sempre noi riusciamo a capirlo andando a logica. In questo caso diciamo “capisco che ti senti così, vediamo che c’è un problema ma non riusciamo a capire cos’è. Ma sappi che siamo qui con te.”
Questo non risolve l’agitazione ma fa sentire accettati, accolti. E quando si ha una tempesta dentro, avere un posto sicuro, sa




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