Il motivo per cui abbiamo difficoltà nel risolvere i conflitti tra i fratelli è molto semplice: se noi adulti non sappiamo risolvere i nostri conflitti, come possiamo aiutare gli altri a farlo?

Nella nostra società abbiamo difficoltà nell’affrontare le situazioni che ci troviamo davanti, abbiamo grosse carenze a riconoscere ciò di cui abbiamo bisogno e cosa proviamo, abbiamo difficoltà nel metterci nei panni degli altri, non sappiamo come comportarci davanti ad un conflitto finendo poi in modalità di attacco o fuga, assaltando gli altri o fuggendo dalla situazione e passando le ore successive a rimuginare su quello che è successo.

Non è colpa nostra, nessuno ce l’ha insegnato, ma risolvere o meno il problema è una nostra scelta.

La comunicazione non violenta

Per aiutare gli altri dobbiamo prima aiutare noi stessi ma siccome ci troviamo già in situazione, avere un modello può essere d’aiuto. Un ottimo modello di soluzione dei conflitti è quello proposto da Marshall Rosenberg, l’inventore della comunicazione non violenta. Vi consiglio di leggere il suo libro “Le parole sono finestre oppure muri

Per capire come funziona vi faccio un piccolo esempio su una situazione comune in cui vi potreste trovare a casa.

Fase 1: descrivere la situazione

“Quando vedo che il pavimento è pieno di giochi….”

Fase 2: dire come ci si sente

“…mi sento arrabbiata e infastidita…”

Fase 3: dire di cosa si ha bisogno

“…perché ho bisogno di ordine e rispetto per il tempo che passo a pulire..”

Fase 4: richiesta

“…potresti mettere via i giochi che non stai usando?”

Dopodiché chiedete al bambino come si sente lui e di che cosa ha bisogno. L’importante è che sia a voi che al bambino sia permesso parlare senza interruzioni.

Il motivo per cui ho descritto un conflitto tra genitori e figli invece che da fratelli è molto semplice: se non vi abituate a fare questo ragionamento voi, non potete aiutare loro a farlo.

Quando i bambini litigano tra loro, è molto importante, prima di cominciare a fare da mediatore (non da giudice, da mediatore!!!), capire come ci sentiamo noi. Dobbiamo aiutarli a risolvere il loro conflitto, non risolverlo per loro, il che significa che dobbiamo essere imparziali. Se noi per primi non capiamo come ci sentiamo è davvero difficile.

Quindi quando succede un conflitto e/o vi vengono a chiedere aiuto, per prima cosa chiamateli entrambi vicino a voi, riflettete un attimo su come vi sentite.

Dopodiché chiedete al primo bambino cosa è successo, come si sente, di cosa ha bisogno e cosa vorrebbe chiedere all’altro bambino. Poi fate lo stesso con il fratello.

Alla fine riassumete la storia e i sentimenti/bisogni provati unendo le due parti e chiedete ai bambini se il vostro riassunto è corretto. Poi ripetete le richieste, se entrambi accetteranno, il conflitto è risolto; altrimenti continuate fino a che non hanno trovato un accordo accettabile.

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