Prima di tornare a parlare di regole in generale, facciamo una parentesi sui bambini.

Oltre ad infrangere le regole perché opposte a quello che si vuole fare al momento o perché insensate dal loro punto di vista (tipo noi quando andiamo a più di 50 km/h) i bambini infrangono le regole anche per un altro motivo.

Quando succed,e i genitori dicono “lo sa che non va fatto ma lo fa comunque e mi fissa, lo fa per sfidarmi!” Quando i bambini infrangono ripetutamente le regole e vi guardano mentre lo fanno, non è per sfida.

Immaginate i bambini come viaggiatori di un altro paese che per la prima volta vengono in Italia. La loro cultura è diversa, le loro regole sono diverse. Appena arrivati guarderanno in giro, seguiranno voi come guide, studieranno l’ambiente e proveranno a muoversi in spazi e contesti conosciuti.

Poi inizieranno ad esplorare il paese, finendo per infrangere regole sociali che per voi sono ovvie ma per loro, che vengono da una cultura diversa, non lo sono. Qualcuno glielo farà notare, la prima volta sarà ascoltata ma verrà ritenuta una stramberia, la seconda ci faranno attenzione e guarderanno la reazione della gente, se non succede nulla (come noi con l’eccesso di velocità) allora si può fare, se succede qualcosa (tipo la multa) allora il messaggio che arriverà sarà “attenzione, questo non si fa”.

La cosiddetta sfida dei bambini non è una sfida ma un testare il territorio, è un conoscerne i limiti e per farlo c’è bisogno di ripetere l’azione più e più volte.

Volete che i bambini rispettino le regole? Siate coerenti.

La reazione deve essere la stessa tutte le volte. Se una volta mi arrabbio, una sorrido, una non faccio nulla, il bambino non capisce più niente.

E’ normale, se la persona con cui stiamo interagendo non è coerente non la capiamo!!!

E gli adulti sono incoerenti nei confronti dei bambini per la maggior parte del tempo.

Riprendendo il discorso delle regole e del blocco mentale, facciamo una precisazione: non sono le regole ad essere il problema ma il blocco mentale.Le regole sono necessarie e in assenza di regole i bambini (come tutti!) vanno in tilt.

Le regole, che siano condivise o scelte da altri, dovrebbero creare un blocco alle azioni solo fino a che la persona in questione lo ritiene giusto (nel caso dei bambini fino alla crescita, in cui ci si aspetta che siano in grado di decidere da soli). Se però questo stop crea un blocco mentale c’è qualcosa che non va. Non perché è presente una regola ma perché la regola viene fatta passare come un “trauma per la sopravvivenza”.

Il nostro cervello è impostato per farci sopravvivere e solo dopo per farci vivere.

Questo significa che se ci troviamo in una situazione pericolosa impariamo attraverso la paura, per esempio se veniamo aggrediti da un leone e quando toccherà ai nostri figli se si troveranno in una situazione simile la nostra reazione spaventata (perché rivivremo la situazione che ci ha provocato il trauma e salvato la vita) creerà lo stesso trauma nei bambini.

Questo è un meccanismo di sopravvivenza della specie. Il problema è che la maggior parte di noi vive costantemente in una mentalità attacca o fuggi e di conseguenza finiamo per trasferire questi traumi per cose irrilevanti come l’ordine in casa o semplici scambi di opinione.

Ogni cosa che ci provoca una reazione emotiva forte (rabbia, paura, tristezza) si basa su un trauma. Ogni volta che i bambini fanno qualcosa che vi provoca una di queste reazioni è perché rivivete la situazione che vi ha creato questo trauma, che sia perché avete effettivamente vissuto quell’esperienza o perché qualcuno l’ha trasferita a voi. Il problema sta nel fatto che essendo bombardati da questo tipo di situazioni costantemente non siamo più in grado di analizzarle e decidere se questa reazione ci è utile o dannosa e finiamo in un loop di stress senza uscita.

Questo meccanismo, nato per assicurarci la sopravvivenza, in questo momento storico ci sta uccidendo. L’unico modo per riprendere il controllo è fermarsi e rilassarsi riprendendo ad ascoltare la propria voce.

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