Solitamente si pensa alla famiglia come la mamma e il papà che impongono regole e i figli che infrangendo e seguendo queste regole diventano adulti responsabili. In realtà questo meccanismo ha un grossissimo difetto: ci toglie ciò che ci rende umani e ci trasforma in macchine che seguono quelle regole in automatico.

Un esempio banale ma che fa riflettere è la paura di attraversare la strada con il semaforo rosso nonostante guardando in tutte le direzioni non ci siano macchine per chilometri.

Paura che, tra l’altro, non proviamo quando dobbiamo attraversare una strada senza semaforo. Non ci sono macchine, non c’è nessun pericolo, perché da adulti dovremmo avere paura di attraversare?

Perché nel momento in cui infrangiamo una regola ritorniamo a vivere la forzatura mentale che abbiamo subito nel momento in cui abbiamo dovuto accettare questa cosa come “legge universale”. Il problema non è l’attraversare o meno la strada con il semaforo rosso (in sicurezza) il problema è il blocco mentale che si è creato.

Un blocco mentale è una distorsione nelle funzioni celebrali, non è naturale! Significa che i collegamenti interni al nostro cervello sono danneggiati e deviati e questo ci provoca stress, ansia e chiusura mentale non solo nella situazione stessa ma sempre dato che si tratta del funzionamento di neuroni ed ormoni. Con il risultato che finiamo per essere perennemente stressati perché poi da adulti non lasciamo al cervello un minimo di pausa passando inconsciamente da un “si deve fare così” ad un altro “questo si può fare, questo non si può fare”.

Sì, siamo cresciuti come adulti responsabili ma anche come adulti stressati incapaci di decidere da soli nelle varie situazioni, preferendo adagiarci su regole già decise senza guardare la situazione in sé. Questo avrebbe senso se imporre le regole fosse l’unico modo per crescere come adulti responsabili, con un etica e una morale; però non lo è, non c’è motivo di creare questi blocchi mentali nei bambini, anzi, dovremmo impegnarci a toglierli a noi stessi.

Le regole imposte creano blocchi mentali. L’anarchia, nel senso che ognuno fa quello che gli pare, è la distruzione sociale. Come per tutte le cose ci vuole equilibrio. A prescindere da tutto quello che è stato fatto fino ad adesso, il mio scopo è invitarvi ad una riflessione su quello che è il ruolo di genitori e sulla natura stessa dei bambini. L’idea di imporre le regole, oltre che al già citato problema sociale in cui qualcuno ha deciso che la nostra vita gli appartiene, deriva anche dalla concezione del bambino come essere naturalmente malvagio che deve essere domato per entrare in società.

Non per nulla la prima reazione quando viene detto che non è necessario insegnare morale ed etica ai bambini è “ma poi diventano criminali”.

In Italia abbiamo profondamente radicata l’idea che i bambini tendano ad essere naturalmente cattivi e tutti noi, consciamente o inconsciamente, tendiamo a continuare questa catena che ha le sue radici nel Medioevo e nell’idea del peccato originale (vi ricordo che fino a pochi anni fa i bambini che morivano prima del battesimo venivano seppelliti fuori dai cimiteri e non potevano accedere al paradiso).

A prescindere dalle credenze religiose e dalle varie modifiche fatte dalla Chiesa negli anni, ci siamo portati dietro queste idee perché sono state imposte ai nostri genitori, ai nonni, bisnonni… e ci facciamo ancora in conti adesso.

Ora, io sfido chiunque a guardare un neonato e dire che è malvagio.

Ovviamente non è così, la cattiveria e la malvagità derivano da altro ma questo significa che, nel guardare i bambini, possiamo permetterci di vederli come esseri pensanti in grado di regolarsi da soli. E se i bambini possono regolarsi da soli, allora possiamo anche parlarci e decidere le cose con loro.

Perché sì, se definiamo una famiglia come insieme formato da genitori e figli, sia le esigenze dei genitori che quelle dei figli vanno considerate e vanno considerate nella misura in cui ognuno può parlare per sé stesso.

In poche parole, non basatevi su quello che pensate serva ai vostri figli ma parlateci e chiedete loro cosa gli serve.

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