Mamma, papà, non ce l’ho con voi, giuro.

Verso i tre anni i bambini concludono la fase in cui sono dipendenti in tutto e per tutto dai genitori. E’ il momento in cui affrontano il mondo con le loro forze, costruendo la propria identità sulla base delle esperienze vissute.

Affrontare il mondo, così vasto e così pieno di variabili però non è mica facile! Ci servono strumenti accurati di valutazione del rischio e conoscenze approfondite in tutti gli ambiti della conoscenza. In poche parole: i bambini hanno bisogno di una bussola e di una mappa.

La mappa mentale del mondo gliel’avete fornita nei primi mesi di vita e rafforzata nei primi due anni. Si tratta dell’attaccamento.

Tra i due e i tre anni, i bambini hanno bisogno di ricevere la bussola.

Il mondo è troppo vasto, bisogna sapere dove andare. La bussola serve a questo. Quando un bambino incontra un “NO!” deve assicurarsi che il limite sia sicuro, che quel “NO!” valga e in quali condizioni ha effetto. In pratica deve capire:

  • Se quel “NO!” è un assoluto, ossia, quell’azione non deve essere fatta in nessuna circostanza
  • Se quel “NO!” è relativo ad una situazione specifica e in quali circostanze diventa un no assoluto. Per esempio oggi puoi saltare nelle pozzanghere perché hai i vestiti da pioggia, domani no perché sei vestito elegante. Il bambino deve capire bene le circostanze del rifiuto.
  • Se quel “NO!” è passeggero e non dipende dal mondo circostante ma dalla persona che dà l’informazione. Per esempio, se ti sto dicendo “NO!” solo perché io adulto non ho voglia di stare ancora fuori o di farti la doccia appena tornati a casa.

Il bambino deve trovare tutti i “NO!” assoluti, perché gli servono per sopravvivere nel momento in cui deve affrontare il mondo da solo. Se non li trova corre davvero il rischio di farsi male o addirittura morire (immaginate un bambino che si butta sotto le macchine, che si tuffa in piscina senza saper nuotare, che ingoia un detersivo…). Il suo sistema biologico lo sa ed è per questo che ha sviluppato una protezione magnifica: i “terribili” due anni.

Prima di lanciarsi nel mondo, i bambini si prendono un anno per “fare pratica guidata”, ossia, sfidare ogni singola regola e ogni singolo “NO!” per capire dov’è il limite.

Tradotto in pratica:

  • Il bambino prende lo scopettone del bagno e se lo porta alla bocca, il genitore dice “NO! Rimettilo giù”, il bambino esegue.
  • Un minuto dopo, il bambino prende lo scopettone del bagno, se lo porta alla bocca e guarda il genitore. Il genitore dice “NO! Rimettilo giù!”. Il bambino esegue.
  • Un minuto dopo è di nuovo con lo scopettone vicino alla bocca che guarda il genitore.

Lo sta sfidando? No, semplicemente si sta assicurando che quel “NO!” valga sempre. Una volta che si è assicurato che lo scopettone non va in bocca, finirà di farlo.

Questo processo sarà ripetuto per ogni singola regola. Per creare la sua bussola, il bambino deve ripeterlo per ogni singola regola.

Una volta chiarito che questo processo è fondamentale alla sopravvivenza del bambino, vediamo come poter affrontare questo atteggiamento. Per prima cosa, preparate buone dosi di camomilla e armatevi di pazienza e coerenza.

Il bambino vi sta chiedendo conferma, non alteratevi, rimanete calmi e rispondete sempre allo stesso modo. Vi “sfiderà” 20 volte? Per venti volte rispondete sempre con le stesse parole e con lo stesso tono di voce. So che sembra una cosa ridicola ed è uno sforzo di autocontrollo notevole ma è necessario.

Se cambiate tono (per esempio arrabbiandovi o sembrando frustrati) o se lasciate che faccia ciò che vuole perché vi arrendete, il bambino dovrà conoscere le ragioni per cui il “NO!” è cambiato, lo deve fare per forza. In pratica significa che per essere sicuro, le 20 volte in cui ripeterà l’azione diventeranno 200.

Pazienza e coerenza sono la chiave.

“Non ho pazienza di stare lì ogni volta a ripetere le stesse cose.”

Se pensate di non riuscire a non insegnargli una regola, allora non provateci neanche. Non è necessario che il bambino si sieda composto a tavola o che saluti i negozianti quando esce (lo può imparare anche da solo in seguito) ma è necessario che non si butti sotto una macchina o che non ingoi la candeggina.

Dategli le regole che gli servono per sopravvivere, le altre potete anche scartarle. I bambini non hanno bisogno di tante regole ma quelle che ci sono devono essere solide, chiare e coerenti.

Attenzione che mamma e papà devono essere coerenti tra loro, se mamma dice una cosa e papà ne dice un’altra, il bambino ripeterà l’azione ancora e ancora fino a quando la situazione non tornerà coerente e sensata per lui. Le regole sono la loro bussola, sceglietene poche e chiare.


“Vorrei fermarmi ma non ho tempo.”

In primis, vale la stessa cosa che ho già detto prima: concentratevi sulle poche regole fondamentali e date tempo a quelle. Se però capita una situazione in cui davvero non avete tempo per gestire quella situazione, spostate il bambino ed eliminate la possibilità di svolgere l’azione (per esempio chiudendo la porta del bagno o togliendo lo scopettone).

Nel farlo però spiegate al bambino che:

  • lo state facendo perché è una cosa che non va fatta
  • capite il suo bisogno di essere sicuro che non vada fatta
  • lo state facendo perché non avete tempo di aiutarlo a gestire questa situazione ma che alla prima occasione disponibile ne riparlerete insieme (e fatelo davvero, sia a parole sia ridandogli lo scopettone così prova ancora)

“Mi sfida in continuazione, è già in adolescenza!”

Chiarito che questa non è una sfida ma una ricerca di conferme, sì, il bambino a due anni è in adolescenza.

L’adolescenza è una grandissima richiesta di conferme, se il bambino non riceve queste conferme a 2 anni, le richiederà di nuovo tra gli 11 e i 14 anni, in un modo che non potrete ignorare. Se invece gli state dietro in questa fase, il periodo tra gli 11 e i 14 anni sarà privo di esplosioni emotive “adolescenziali”, disagi e follie tipiche dei ragazzi feriti.

I bambini non ce l’hanno con voi, vogliono solo certezze per essere poi in grado di prendere il loro posto nel mondo. Essere genitori non è solo dare sicurezza fisica ma soprattutto emotiva.

Capiteli, dategli ciò che hanno bisogno e vivrete sereni.

Nessuno ha detto che essere genitori è facile né che crescere lo sia.

Se guardiamo questa fase dal punto di vista dei bambini, questa fase è frustrante per loro quanto lo è per voi. Per poter creare la loro bussola, i bambini devono andare contro le leggi delle persone da cui dipende la loro sopravvivenza, mettono a rischio il loro benessere, rischiano di perdere il vostro amore, di essere catalogati come ribelli e bambini difficili.

Tutto questo per poter sopravvivere nel mondo.

I bambini sanno che non staranno con voi per sempre, sanno che devono trovare la propria strada. E questo spaventa anche loro.

Vi “sfideranno”, piangeranno, urleranno, batteranno sui muri, soffriranno, si arrabbieranno. E tutto per la semplice esigenza di comprendere le regole di questo mondo che ancora non conoscono. E voi vi arrabbierete, vi sentirete frustrati perché sembra che il bambino non capisca, vi sentirete degli incapaci, vi riprenderete, vi direte che ce la potete fare, cadrete e vi alzerete.

Non è facile ma guardate la magnificenza di quello che state costruendo assieme: state insegnando ai vostri figli a vivere. Gli state dando una bussola che li guiderà per tutta la vita.

Un viaggio difficile sì, ma meraviglioso, soprattutto se percorso assieme.

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