“Non lo voglio, non mi piace.”

C’è stato un momento, nel passato, in cui credevo che i gusti delle persone fossero realmente tali. O meglio, che il fatto che un cibo ci piacesse o meno, fosse soggettivo e totalmente indipendente dal nostro controllo. Ovviamente non è così.

Le mie prime osservazioni sono nate quando abbandonando l’Europa per un periodo mi sono resa conto che i bambini nord africani mangiavano quotidianamente e con voglia frutta e verdura.

E allora mi sono chiesta, perché noi ci affanniamo tanto a nascondergliela, ad assecondare il loro rifiuto? E ancora, perché i bambini rifiutano frutta e verdura, i cibi che danno più benefici al nostro corpo? Biologicamente la cosa non ha senso, la risposta doveva trovarsi altrove.

Biologicamente, i nostri corpi sono “impostati” per andare alla ricerca di ciò che ci fa bene. In poche parole, quello che ci piace è quello di cui il nostro corpo ha bisogno in questo momento.

Ascoltando i nostri gusti, possiamo sapere di quali nutrimenti ha bisogno il nostro corpo.

Lo possiamo vedere facilmente: perché mangiamo volentieri le ciliegie e non i rifiuti? Abbiamo la naturale capacità di distinguere ciò che ci fa bene da quello che ci fa male e in aggiunta, siamo dotati di un sistema di “scanner automatico” che analizza i nutrienti e micronutrienti che abbiamo in corpo spingendoci a cercare gli alimenti che contengono i nutrienti di cui abbiamo bisogno in quel momento per funzionare al meglio.

In pratica “quello che ci piace, fa bene”.

In teoria almeno.

Il nostro sistema biologico è perfetto, se non viene disturbato da fattori esterni. Purtroppo non è così, ora più che mai.

La nostra guida biologica non è guidata da una logica di “mi piace” intesa come la sensazione che proviamo davanti ad un dolce o una cosa di cui siamo golosi. Il vero piacere biologico è una sensazione molto più profonda, viscerale, che ci spinge verso quell’alimento, ci fa sentire che ne abbiamo bisogno e che termina una volta che abbiamo dato al corpo i nutrienti che cerca.

Ma allora cos’è il “mi piace” e il “non mi piace”? Il gusto non è una sensazione personale, è semplicemente un residuo dell’attaccamento e in misura minore delle esperienze che abbiamo vissuto durante la nostra vita.

In pratica, il cibo che ci piace è quello che mangiava la mamma in gravidanza, il cibo cui siamo stati svezzati, quello del nostro territorio, il cibo della famiglia e della tradizione. Questo si riferisce sia ai cibi specifici che ai modi di cucinare, i “mi piace” di un bambino cinese saranno molto diversi dai “mi piace” di un italiano.

Il cibo che non ci piace è quello che ci risulta estraneo o con cui abbiamo avuto esperienze negative. Per esempio a me hanno costretto a mangiare i mandarini a forza a 3 anni e per anni e anni ho odiato tutti i cibi arancioni, mandarini in primis; una ragazza che conosco ha ricevuto la notizia della morte di una persona cara mentre mangiava le patate e da allora le provocano un rifiuto.

Mi piace = ci sono abituato e mi ricorda cose positive

Non mi piace = non ci sono abituato e mi ricorda cose negative

In passato la gente seguiva il proprio istinto e come unico intoppo poteva avere il fatto di amare o detestare i cibi a seconda delle abitudini familiari e sociali. Ad eccezione di alimenti veramente dannosi, come gli alcolici, questo non era un grosso problema: finché si mangiavano cibi sani, che fosse uno o l’altro, il corpo non veniva danneggiato.

Lo stesso Giulio Cesare davanti ad un litigio tra i suoi legionari su come si dovesse cucinare una pietanza disse “son gusti”.

Nel 1700 però arrivò l’industria chimica a stravolgere la situazione. Il nostro corpo non è fatto per essere imbottito di droghe, dolcificanti, edulcoranti e conservanti. Queste sostanze ci danneggiano e ci danno dipendenza. Per fare un esempio evidente, a moltissime persone piace la coca cola, sia perché è legata a ricordi positivi dell’infanzia (mi piace = ci sono abituato) ma sia e soprattutto perché l’enorme quantità di zucchero e sostanze chimiche danno dipendenza ed è facilmente dimostrabile dal fatto che la gente che smette di berla e assumere sostanze chimiche, una volta esaurita la fase del “non sono dipendente, ma quando la vedo voglio berla anch’io!” e il corpo si è disintossicato, la sola idea di assumere quella sostanza fa rabbrividire.

Nota: ricordo che viene usata per pulire i water, immaginate cosa fa al nostro corpo.

Dov’è il nostro sistema biologico di protezione dalle sostanze nocive quando serve? Soffocato dall’industria chimica. Non è colpa sua, non può lavorare se è intasato.

Assieme all’industria chimica ci fu anche la rivoluzione industriale e i leader dell’epoca si resero conto che l’unione di queste due innovazioni gli avrebbe permesso di prendere guadagni ed un potere senza pari. Sfortunatamente per noi, capirono che i bambini erano la chiave per avere il potere sulla gente e lo usarono.

L’industria creò l’idea di “bambino” separato dalla società adulta e come tale aveva bisogno di abiti, oggetti, cibi, cure… diverse da quelle del resto della società. Questo aprì un mercato totalmente nuovo, un mondo “a misura di bambino” che avrebbe avuto bisogno di tantissimi oggetti adatti che, guarda caso, le fabbriche erano pronte ad offrire.

Allo stesso tempo, l’industria chimica sviluppò prodotti per adulti ma soprattutto per bambini usando le sue nuove componenti. Ad oggi, non c’è un solo cibo da bambini che non contenga zucchero ed una lista di ingredienti dannosi che non andrebbero somministrati a nessuno. Tutto ovviamente in piccole dosi, così il corpo si abitua. Ad eccezione dello zucchero, di quello se ne può mettere quanto si vuole in quanto il suo effetto cancerogeno e di distruzione delle cellule lo si vede negli anni, ma se poi ci si ammala da grandi va tutto bene, non se ne accorge nessuno.

L’industria alimentare e chimica conosce molto bene e sfrutta la capacità sociale di modificare il nostro sistema biologico (mi piace = ci sono abituato) per abituarci fin da piccoli ad un’alimentazione artificiale. Siccome i bambini ripongono la massima fiducia negli adulti, il cervello dice loro che ciò che gli viene dato da mangiare fa bene. Di conseguenza, basta convincere gli adulti a dare cibo artificiale ai bambini per poi crescere una generazione di persone che continuerà da grande a mangiare alimenti in scatola, bere sostanze dannose, cercare le sostanze chimiche negli alcolici, nel fumo e nelle droghe e che, per curare i danni di tutte queste sostanze, andrà in farmacia a curarsi con pastiglie e risolverà i problemi mentali con gli psicofarmaci. Un piano perfetto, sono passati più di 300 anni e sta funzionando alla grande.

Una piccola precisazione, la frutta e la verdura sono in grado di espellere le sostanze dannose dal nostro corpo. Le sostanze chimiche presenti negli alimenti “per bambini”, lo zucchero (presente dappertutto!!!) e l’idea sociale che “se ai bambini non piacciono le verdure non le devono mangiare” fanno sì che ci sia un grossissimo rifiuto verso le sostanze che più curerebbero il nostro corpo. Di nuovo, non ci sono abituato = non mi piace.

Perché i nostri bambini rifiutano i cibi sani? Spero di avervi dato una risposta.

Lista di cose da non fare:

  • Succo di frutta NON è un succo fresco di frutta, non ha le stesse proprietà e al 99% ha dentro zucchero, dolcificanti e altre sostanze
  • Bastoncini di pesce NON è pesce
  • Merendine e sostanze chimiche stanno lentamente uccidendo i vostri figli, sappiatelo.

Il punto non è smettere di mangiare o avere paura di tutto, ci vuole equilibrio. Se il bambino (o voi) mangia una caramella dalla nonna non è una tragedia, se mangia sano il corpo espellerà le sostanze nocive in autonomia. Se però mangia continuamente merendine, bevande confezionate, cibi già pronti, e quindi: zucchero, edulcoranti, conservanti… anche in piccole dosi ma continuative, il corpo non riuscirà ad espellerle e si avvelenerà, ammalandosi pian piano fino a sfociare in malattie più serie anni dopo.

La soluzione non è nemmeno forzare un alimentazione sana. “Mangia questo perché ti fa bene” rendendo il momento del pasto uno stress totale. In questo caso otterreste l’effetto opposto, insegnerete al cervello che: questo cibo = situazione sgradevole = non mi piace = rifiuto totale.

La prima cosa da fare in caso di alimentazione scorretta, non è eliminare tutto e iniziare a cucinare super sano. Sarebbe bellissimo ma obiettivamente, se sapeste farlo l’avreste già fatto.

La prima cosa è disintossicarsi dalle sostanze che ci fanno male in modo da permettere al nostro sistema biologico di riprendere a funzionare.

In pratica:

  • sostituire i cibi che mangiamo di solito con varianti più sane, meglio se fatte a mano
  • bere tisane e alimenti che aiutano a liberarsi (frullati, estratti…)
  • abituarsi ai nuovi sapori un po’ per volta

Una persona che non ha mai mangiato un peperone, non può cominciare dal nulla e farselo piacere (a meno che non gli ricordi qualcos’altro con cui ha già avuto esperienza o che sia in armonia con il suo corpo), ha bisogno di abituarsi e di dare tempo al corpo di riconoscere il sapore come “cosa commestibile”.

Quindi servirà cucinare diversi piatti con lo stesso ingrediente (non tutti in una volta ovviamente!) in modo che il corpo, assaggio dopo assaggio, si abitui e faccia l’associazione ci sono abituato = mi piace. Meglio ancora se inserite il nuovo alimento in una situazione super piacevole e positiva, creando un bel ricordo legato a quel cibo.

Nel fare questo processo non nascondete il cibo. Il cervello è il sistema che controlla tutto, ha la priorità su qualsiasi altra funzione del corpo. Se voi nascondete la frutta e la verdura nelle pietanze e le date ai bambini “di nascosto” perché altrimenti non le mangerebbero, fisicamente gli state facendo un favore ma nei fatti continuerebbero a rifiutare le verdure in sé perché si sono convinti che a loro non piacciano. E’ meglio presentarglieli nel piatto e dire che la pietanza contiene un certo ingrediente per 100 volte e vedere che non mangia piuttosto che nasconderglieli. I nostri pensieri plasmano la realtà, oltre a non mangiare le verdure in futuro perché convinti che non gli piacciano, c’è il serio rischio che non assorbano nemmeno i nutrienti di quegli ingredienti nonostante siano presenti.

Il corpo obbedisce al cervello.

Nel momento in cui il cervello accetterà di mangiare l’ingrediente, si abituerà gradualmente e farà in autonomia il passaggio da non ci sono abituato = non mi piace a ci sono abituato = mi piace. Interessante anche indagare con i bambini sulle esperienze che hanno portato a questo giudizio, possono uscirne storie davvero interessanti!

Buon appetito a tutti!

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